
Oggi, essendo domenica, ho deciso di gratificarmi andando a fare colazione al bar. Quel sentimento di misantropia che ero riuscito elegantemente a mettere da parte è magicamente e spontaneamente ricomparso al solo osservare il comportamento della gente che avevo intorno. Ma invece di sentirmi in colpa forse devo iniziare a pensare che non sono io il disagiato sociale. Rivalutiamo la misantropia come alto e nobile sentimento di chiaro disprezzo misto a schifo nei confronti della mediocrità che ci circonda, ossia tutte quelle monadi bipedi con QI che arrivano a malapena a due cifre e che credono di appartenere a buon diritto al genere umano, gente di una piccolezza imbarazzante, analfabeti funzionali incapaci di rispettare le più elementari regole alla base del vivere civile, ma in grado di avere un seguito e capaci magari di farsi eleggere per una carriera politica o di farsi strada a sgomitate per rivestire un qualche alto ruolo dirigenziale o di responsabilità in una società privata (i cosiddetti arrampicatori sociali). Sì, perché almeno noi misantropi siamo in grado di osservare le cose con cognizione e di esprimere giudizi morali. Il mondo è purtroppo un posto difficilissimo dove stare e se il genere umano è a rischio di estinzione, lo è purtroppo per quel genere di soggetti lì. Io non odio persona alcuna, beninteso, ma nel mio atteggiamento che rispecchia una filosofia di vita ricerco il distacco, cerco di tenermi lontano, alla larga da certa gente, ovvero quella cosiddetta massa di bifolchi, o da certe situazioni. Se questo post vi apparirà un tantino arrogante vorrà dire che non avrete colto l'intimo e l'intrinseco significato di ciò che tento di esprimere. Lasciamo fluire il nostro disagio, auspicando che un giorno possa essere veicolo di cambiamento.
Fate un test con me e se rispondete vero alla maggior parte delle affermazioni vuol dire che forse, in fondo in fondo, apparteniamo alla stessa categoria.
La frase “quel locale è pieno di bella gente” ti ferisce come lo stridore del gesso sulla lavagna, il suono acuto della forchetta che graffia il piatto o il rumore di una persone che mastica rumorosamente.
Provi sollievo o gioia quando ti chiamano per disdire un appuntamento.
Quando ti chiedono perché non ti sei ancora sposato rispondi che "a pagare e a morire c'è sempre tempo".
Ogni volta che il tuo smartphone ti notifica qualcosa pensi “che rottura di coglioni”.
Come chi è sportivo perché guarda il calcio, tu sei socievole perché guardi le foto su Facebook delle/dei tipe/i carine/i.
Il tuo sogno è vivere di sussistenza in qualche sperduta isola della Micronesia.
L’idea di andare ad una festa ti provoca “la domenica dopo il sabato del villaggio”.
Hai un sacco di hobby che prevedono la più completa solitudine, come leggere, scrivere e pensare.
Daresti i bambini che strillano a quelli che preparano il kebab.
Quando passeggi, se scorgi da lontano un conoscente cambi strada come con i gatti neri.