sabato 22 aprile 2017

La valle del cibo e dei motori





Si respira un profumo di artigianalità; sofisticata, certo, ma cosparsa di una ruspante genuinità, la stessa che si percepisce in un’acetaia di balsamico. La Valle dei Motori, cuore e passione, un fazzoletto di terra ricco di talenti, di geni, di voglia di fare che fanno nascere bolidi che tutto il mondo ci invidia.
Una spiegazione antropologica ci deve pur essere, un senso culturale. Forse è la Via Emilia, che inconsciamente richiama alla mobilità e infonde una propensione per la meccanica. Ma nel Dopoguerra le fabbriche meccaniche della Lombardia erano fiaccate dal conflitto e intervennero gli emiliani per rimetterle in movimento. Questa terra è figlia di una lunga esperienza manifatturiera. Qui si trovò la cultura e il terreno fertile. Da lì al fatto di costruire delle auto sportive il passo fu breve, grazie all’estro e al talento. Qui nacquero i capannoni a puntellare il paesaggio, intervallati da filari di pioppi e vecchi casolari di campagna. Perché l’emiliano non è solo epicureo, è testone, esuberante, creativo, ospitale, pignolo, intrepido, ribelle, gente che da un mondo piccolo ne pensa uno più grande e poi ha la testardaggine di realizzarlo, partono dal fantastico per arrivare al reale, ma quello che fanno lo devono fare meglio di chiunque altro. Passione per l’eccellenza o sboroneria, chiamatela come volete, ma sempre di estro si tratta. E le naturali conseguenze di piegare la fantasia all’intelletto si son viste da subito. C’erano le campagne estese da lavorare di giorno e nacquero, con la meccanizzazione agricola, le aziende di settore. Ci fi chi iniziò ad armeggiare con le parti e a sperimentare. Ne nacque una professionalità diffusa che faticava a stare imbrigliata in orari di lavoro programmati e mansioni ripetitive. Appena qualcuno poteva, si metteva in proprio per dar vita a qualcosa di suo, per far vedere agli altri che ci sapeva fare, per guadagnare di più. Una passione contagiosa, oserei dire, coltivata grazie al temperamento, l’ostinazione, le idee. Tu parti dipendente, se poi hai le qualità, ti fai strada. La grande industria non faceva gola, la piccola sì, l’attività in proprio. Ne viene fuori una realtà locale di persone legate con la terra, perché le radici non le puoi cambiare, quelle restano, gente che verrà sempre studiata, ma mai capita veramente a fondo.
In questo fazzoletto di terra nascono auto che tutto il mondo brama perché qui le persone riescono a riassumere sofisticatezza, emozione, velocità ed innovazione.
“Io sono attaccato a questa mia terra. Oserei dire in modo feroce.” diceva Enzo Ferrari, quella terra posta alla riva destra del Po di cui anche Giovannino Guareschi era innamorato; una terra piatta, monotona, nebbiosa, gelida in inverno e con una calura estiva esagerata, senza laghi, senza spiagge, con modeste colline all’orizzonte. Ma passionale. E da questa terra è nata la Valle dei Motori, una terra dove la parola impossibile non esiste. Intuizione, carattere pragmatico e un periodo fertile che permetteva, se si aveva un’idea, di trasformarla in impresa. Il fatto di parlare poco , il minimo indispensabile, e di fare molto, è rimasto, nel tradurre brevemente il pensiero in operatività, il tutto unito da grande capacità manuale che ha reso tanti piccoli artigiani in eccellenze. Questi sono gli ingredienti del dare concretezza alle emozioni.
In questa terra dal clima non proprio mite un giorno il talento e le idee hanno incontrato la fortuna, grazie al laborioso spirito contadino, la voglia di lavorare, l’orgoglio, la passione, la creatività, il pragmatismo.
Sono piatte queste terre, semplici, oneste, ma esuberanti, come un buon bicchiere di Lambrusco.
Qui, tra quattro e due ruote, contiamo sette costruttori, quattro autodromi, 23 tra musei e collezioni private, 11 piste di karting, 88 team tra club e scuderie: la Valle dei Motori.

 Ma l’Emilia Romagna non è solo la Valle dei Motori, è anche la Valle del Cibo. Si mangia bene qui, perché si è abituati fin da piccoli a mangiare bene a casa e quando si va al ristorante ci si aspetta altrettanto. E perché fino a cinquant’anni fa eravamo un popolo di contadini in grado di riconoscere, per averlo visto coltivare o allevare, un prodotto di qualità. Specialità uniche e sapori che hanno conquistato il mondo, grandi produttori e piccoli artigiani del gusto, con epicentro Parma, capitale europea della gastronomia. Parmigiano Reggiano, Culatello, Aceto Balsamico Tradizionale, Erbazzone, Mortadella, ragù e pasta sfoglia si rincorrono seguendo la strada tracciata da Marco Emilio Lepido, il console, nel II secolo a. C. Qui l’arte si sposa con il piacere del convivio, dove la tradizione si apre all’innovazione.