Si respira un profumo di artigianalità; sofisticata, certo, ma cosparsa
di una ruspante genuinità, la stessa che si percepisce in un’acetaia di
balsamico. La Valle dei Motori, cuore e passione, un fazzoletto di terra ricco
di talenti, di geni, di voglia di fare che fanno nascere bolidi che tutto il
mondo ci invidia.
Una spiegazione antropologica ci deve pur essere, un senso culturale.
Forse è la Via Emilia, che inconsciamente richiama alla mobilità e infonde una
propensione per la meccanica. Ma nel Dopoguerra le fabbriche meccaniche della
Lombardia erano fiaccate dal conflitto e intervennero gli emiliani per
rimetterle in movimento. Questa terra è figlia di una lunga esperienza
manifatturiera. Qui si trovò la cultura e il terreno fertile. Da lì al fatto di
costruire delle auto sportive il passo fu breve, grazie all’estro e al talento.
Qui nacquero i capannoni a puntellare il paesaggio, intervallati da filari di
pioppi e vecchi casolari di campagna. Perché l’emiliano non è solo epicureo, è
testone, esuberante, creativo, ospitale, pignolo, intrepido, ribelle, gente che
da un mondo piccolo ne pensa uno più grande e poi ha la testardaggine di
realizzarlo, partono dal fantastico per arrivare al reale, ma quello che fanno
lo devono fare meglio di chiunque altro. Passione per l’eccellenza o
sboroneria, chiamatela come volete, ma sempre di estro si tratta. E le naturali
conseguenze di piegare la fantasia all’intelletto si son viste da subito. C’erano
le campagne estese da lavorare di giorno e nacquero, con la meccanizzazione
agricola, le aziende di settore. Ci fi chi iniziò ad armeggiare con le parti e
a sperimentare. Ne nacque una professionalità diffusa che faticava a stare
imbrigliata in orari di lavoro programmati e mansioni ripetitive. Appena
qualcuno poteva, si metteva in proprio per dar vita a qualcosa di suo, per far
vedere agli altri che ci sapeva fare, per guadagnare di più. Una passione
contagiosa, oserei dire, coltivata grazie al temperamento, l’ostinazione, le
idee. Tu parti dipendente, se poi hai le qualità, ti fai strada. La grande
industria non faceva gola, la piccola sì, l’attività in proprio. Ne viene fuori
una realtà locale di persone legate con la terra, perché le radici non le puoi
cambiare, quelle restano, gente che verrà sempre studiata, ma mai capita
veramente a fondo.
In questo fazzoletto di terra nascono auto che tutto il mondo brama
perché qui le persone riescono a riassumere sofisticatezza, emozione, velocità
ed innovazione.
“Io sono attaccato a questa mia terra. Oserei dire in modo feroce.” diceva
Enzo Ferrari, quella terra posta alla riva destra del Po di cui anche
Giovannino Guareschi era innamorato; una terra piatta, monotona, nebbiosa, gelida
in inverno e con una calura estiva esagerata, senza laghi, senza spiagge, con
modeste colline all’orizzonte. Ma passionale. E da questa terra è nata la Valle
dei Motori, una terra dove la parola impossibile non esiste. Intuizione,
carattere pragmatico e un periodo fertile che permetteva, se si aveva un’idea,
di trasformarla in impresa. Il fatto di parlare poco , il minimo
indispensabile, e di fare molto, è rimasto, nel tradurre brevemente il pensiero
in operatività, il tutto unito da grande capacità manuale che ha reso tanti
piccoli artigiani in eccellenze. Questi sono gli ingredienti del dare
concretezza alle emozioni.
In questa terra dal clima non proprio mite un giorno il talento e le
idee hanno incontrato la fortuna, grazie al laborioso spirito contadino, la
voglia di lavorare, l’orgoglio, la passione, la creatività, il pragmatismo.
Sono piatte queste terre, semplici, oneste, ma esuberanti, come un buon
bicchiere di Lambrusco.
Qui, tra quattro e due ruote, contiamo sette costruttori, quattro
autodromi, 23 tra musei e collezioni private, 11 piste di karting, 88 team tra
club e scuderie: la Valle dei Motori.


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