17 - 24 agosto 2007
VENERDI' 17 AGOSTO
Sveglia alle
ore 5.30 di mattina, quando ancora fuori tutto tace ed è silente. Che bella la
luce dell'alba di una mattina d'agosto. In fretta mi sono vestito ed ho
consumato una frugale colazione, per poi correre a prendere l'autobus che mi
avrebbe portato in stazione, dove avevo appuntamento con Daniele. Il treno
regionale per Rimini stavolta ha viaggiato con puntualità nipponica.
Successivamente abbiamo preso una navetta per l'aeroporto internazionale
Federico Fellini di Rimini, dove ci siam0 imbarcati con un volo SkyEurope che
con poco più di un'ora ci ha portato a Budapest. Verso le 15 siamo giunti in
albergo, l'Hotel Gloria. Temperatura 29°C e un'umidità che sfida persino quella
che si registra a San Gabriele di Baricella. Arrivati in camera ci siamo
accorti subito di alcune cose: manca il telecomando del condizionatore, la
ventola del bagno è fuori uso, la pannocchia della doccia è attaccata con lo
scotch e in un angolo abbiamo notato delle macchie inquietanti che sembrano di
sangue. Non vorremmo che magari qui fosse stato commesso un omicidio, tanto più
che il quartiere dove è situato il nostro albergo era segnalato da una guida
come una zona un po' malfamata, piena di spacciatori e di prostitute (noi
avevamo scelto la sistemazione per il prezzo buono). Non vorrei che il tipo
della reception, quando ha farfugliato qualcosa in ungherese alla cameriera ai
piani appena siamo arrivati per registrarci, le avesse detto di far sparire in
fretta il cadavere.
La moquette
si è presentata alla nostra vista piena di chiazze che sembrano tracce di
liquidi umorali.
Ci siamo
fatti una doccia veloce prima di avventurarci nell'esplorazione della città. A
piedi ci siamo aggirati per il nostro quartiere, camminando attraverso la
decadenza dei suoi palazzi e riscontrando la più varia umanità: ubriachi,
cinesi, zingari sopra tutti.
Raggiunta la
stazione della metro ci siamo recati in centro, dove abbiamo fatto un bagno di
folla e abbiamo visto la vita notturna della città, con i suoi vari locali ed
alcune ragazze adescatrici per strada. Una sosta presso un ristorante tipico
con musicisti rom che suonavano violino e fisarmonica, e poi l'ultimo cicchetto
in una delle tante birrerie prima di andare a dormire. Il suono delle sirene
delle auto della polizia che ci aveva accompagnato quasi incessantemente nel
pomeriggio sembra ora essersi arrestato.
SABATO 18 AGOSTO
Sveglia alle
ore 6 di mattina, in anticipo di due ore (purtroppo non siamo ancora abituati a
dormire con le prime luci dell'alba che filtrano attraverso le tende delle
finestre, in quanto qui in Ungheria, come nel resto della Mitteleuropa, non c'è
l'uso delle tapparelle), dopo aver dormito su letti che scricchiolano al minimo
movimento.
Robusta
colazione a base di salame ungherese, insaccati all'aglio e formaggi per poi
raggiungere la vicina stazione della metro e andare in centro, dove, sopra il
Danubio, dei pazzi scatenati sponsorizzati dalla Red Bull si esibivano in
evoluzioni aeree. Dopo molti tentativi falliti di scattare delle foto agli
aerei in rapida evoluzione, sempre con la metro abbiamo proseguito per la zona
del castello, dove due giovani predicatrici evangeliche (un'albanese e una
polacca, peraltro carine), ci hanno impezzato per più di un quarto d'ora nel
vano tentativo di convertirci alla loro fede protestante. Dopo un po' abbiamo
dribblato la conversazione chiedendo indicazioni su come raggiungere il
monumento. Lì giunti, dopo qualche foto panoramica è arrivato un gruppo di
giovani musiciste che suonavano musica da camera e una di loro ci ha invitato a
ballare con lei un valzer sulle note del "Bel Danubio blu". All'ora
di pranzo ci siamo recati in un posto lì vicino e il caso ha voluto che
incontrassimo un gruppo di turisti di San Pietro in Casale, Galliera e Cento,
che come hanno saputo che siamo di Castel Maggiore hanno iniziato a sbordellare
con noi. Successivamente siamo scesi per visitare il Ponte delle Catene e poi
siamo rientrati in albergo per prepararci a tornare in Vaci utca, con la sua
sfilata di locali, per cenare e passare lì la serata, ma prima non abbiamo
dimenticato di passare a prendere qualcosa da bere dalla ragazza
dell'alimentari dai capelli rossi, il piercing sull'ombelico ed uno sguardo e
un sorriso maliziosi.
DOMENICA 19 AGOSTO
Sveglia alle
ore 8, giornata caldo-umida di tempo variabile. Usuale colazione robusta a base
di salumi, formaggi, miele e cereali. Successivamente abbiamo preso la metro per
recarci a visitare il Duomo di Santo Stefano, primo re cristiano d'Ungheria e
padre fondatore della nazione. Il duomo al suo interno è stato realizzato con
ben 55 diversi tipi di marmi e possiede un punto panoramico sulla città
raggiungibile tramite un ascensore. Terminata la visita siamo tornati nella
parte alta di Buda per finire di visitare il borgo. Essendo domenica abbiamo
trovato il luogo non solo pieno di turisti, ma anche di gente del posto che qui
vengono per pranzare al sacco e rilassarsi sull'erba. Qui in questo periodo si
sta inoltre svolgendo un festival di musica folk ungherese..
Un pranzo
leggero in uno snack bar, col solito trio di musicisti gitani al seguito e poi
siamo di nuovo scesi sul lungo Danubio prendendo la caratteristica funicolare.
La città oggi, complice anche il Red Bull Air Race, è stracolma di gente a
passeggio e dobbiamo ammettere che qui è veramente pieno di belle ragazze.
Rientrati in albergo sul tardo pomeriggio potevamo sentire rombare i motori
degli aerei dell'Air Race persino dalla nostra stanza. Ci siamo preparati per
uscire e mangiare in uno dei tanti ristoranti di Vaci utca. Lungo l'isola
pedonale becco un ragazzo olandese che faceva bolle di sapone. Gli chiedo se
posso scattare una foto, ma lui dice di essere fotofobico. Replico dicendo che
non userò il flash ma lui afferma di avere quella credenza indiana secondo la
quale se scatti una foto ad una persona catturi la sua anima. Gente strana! Lo
saluto e procedo oltre. Seduti al nostro tavolo del ristorante, mentre sfilavano
a passeggio ragazze bionde dalle gambe chilometriche, abbiamo consumato un
sostanzioso piatto di carne. Ma successivamente, data la giornata calda e le
ore di camminata, la stanchezza inizia a farsi sentire presto, tanto più che
dal cielo alcuni lampi ci avvisano che ben presto inizierà a piovere.
Rientriamo in albergo. Domani sarà festa nazionale.
LUNEDI' 20 AGOSTO
Giornata
caldo-umida di tempo incerto. Dopo la colazione decidiamo di prendere un bus
per il Memento Park, situato appena fuori Budapest (http://www.szoborpark.hu/index.php?Lang=it).
Durante il tragitto possiamo così osservare come sono i dintorni della città,
pieni di aree verdi. Il Memento Park è stato creato nel 1993, un anno dopo il
ritiro definitivo delle truppe sovietiche dall'Ungheria. Si tratta di un parco
di statue di epoca comunista, che qui sono state raccolte dopo che erano state
tolte dai loro vari punti in città dove erano dislocate.
Al rientro in
città abbiamo trovato una marea umana dislocate sul lungofiume, in quanto oggi
è festa nazionale (si celebra Santo Stefano), inoltre oggi è anche l'ultimo
giorno del Red Bull Air Race. Dopo il pranzo in Vaci utca ci chiama il mio
amico Andrea, qui a Budapest a passare il mese d'agosto per motivi di studio.
Ci diamo appuntamento a Ponte Elisabetta con lui ed altri ragazzi dello
studentato dove risiede (in totale sarebbero più di 80). Conosciamo 3 ungheresi
(un ragazzo e due ragazze), un egiziano e due ragazze lituane. Ci fermiamo a
bere qualcosa in un pub, sono le 5 del pomeriggio. Ci sorprende un acquazzone e
dal nostro tavolo fuori siamo costretti a riparare dentro. Vi rimaniamo per
alcune ore e tra un bicchiere di Unicum e l'altro diventiamo tutti un po'
breschi. Alle 10 smette di piovere e usciamo fuori a vedere i fuochi
d'artificio a conclusione della giornata di festa. Poi ognuno si reca nella
propria stanza per fare una doccia e cambiarsi d'abito e successivamente, verso
le 11, ci ritroviamo tutti nello studentato presso una stanza di egiziani a
fumare il narghilè. Iniziano ben presto ad arrivare altre persone e la stanza
da 4 si riempie: adesso, tra italiani, egiziani, lituani, ungheresi e turchi
siamo almeno una ventina, tutti stipati. Rimaniamo lì fino alle 3 del mattino.
MARTEDI' 21 AGOSTO
Dopo sole 5
ore di sonno ci alziamo per andare a fare colazione. Fuori piove. Decidiamo di
andare a visitare il Parlamento, ma appena arrivati troviamo tutto transennato
con un dispiegamento di esercito e forze dell'ordine. Scopriamo così che il
cancelliere tedesco Angela Merkel è in visita. Allora ripieghiamo verso la
Chiesa di Mattia, nella parte alta di Buda, poi scendiamo a piedi e con la
linea gialla della metropolitana arriviamo all'Opera. Effettuiamo dopo pranzo
la visita guidata di questo teatro che è fra i più belli ed imponenti d'Europa.
All'uscita rispunta il sole. Decidiamo di tornare in albergo a riposare un po'
prima di uscire di nuovo per fare la navigazione notturna sul Danubio. Una
volta a bordo del battello, col favore del buio, cullati da una musica
rilassante e dallo sciabordìo dell'acqua, possiamo ammirare i monumenti
illuminati su entrambe le rive di Buda e Pest, mentre ci viene servito vino
ungherese. Terminato il giro ci fermiamo a mangiare una zuppa di goulasch e poi
raggiungiamo Andrea allo studentato, dove si sta svolgendo una festa d'addio
per un ragazzo egiziano che parte domani mattina e troviamo musica araba, balli
e narghilè: sembra una rimpatriata di egiziani. Restiamo lì fino alle 3 del
mattino per poi tornare al nostro albergo.
MERCOLEDI' 22 AGOSTO
Alle 9, anche
se ancora assonnati, siamo costretti ad alzarci per fare colazione prima che
alle 10 smettano di servirla. Per le 11 ci diamo appuntamento con Andrea in
centro per acquistare alcuni souvenir e bere un ice coffee. Verso le 12.30 lo
salutiamo e ci dirigiamo di nuovo verso il Parlamento, ma il destino vuole che
neanche oggi riusciamo a visitarlo. Infatti tutti i biglietti individuali sono
terminati. A piedi proseguiamo per Ponte Elisabetta dal quale accediamo alla
bella e rilassante Isola Margherita, posta al centro del Danubio, dove dopo
prando affittiamo un veicolo elettrico per un'ora e ce la giriamo tutta. Finito
il giro prendiamo la metropolitana e torniamo in Vaci utca dove ci prendiamo un
drink prima di rientrare in albergo. Dall'albergo, mentre ci prepariamo per
uscire di nuovo, contattiamo una delle due ragazze lituane conosciute due
giorni prima. Ci dicono che con altri ragazzi dello studentato hanno in
programma di andare in un pub verso mezzanotte e così fissiamo data e luogo del
ritrovo. Per la cena ci rechiamo nell'ennesimo ristorante in Vaci utca dove una
graziosa mora dall'aspetto di segretaria di direzione ci invita a prendere
posto.
Daniele ed io
quando siamo all'estero siamo un po' restii a ritrovare altri turisti italiano,
in quanto preferiamo di mescolarci il più possibile alla gente del luogo.
Ebbene, stasera eravamo circondati da italiane, e le tre ragazze romane sedute
al tavolo alla nostra sinistra sono state oggetto di divertimento per noi e il
cameriere. Innanzitutto si poteva capire benissimo prima che aprissero bocca
che erano italiane a giudicare dalla quantità industriale di profumo che si
erano spruzzate addosso (troviamo le ungheresi più discrete in questo); poi una
delle tre ha il coraggio di ordinare una zuppa di goulasch senza paprika. E'
un'assurdità, è come voler uscire quando piove e pretendere di non bagnarsi!
Il televisore
del ristorante era poi sintonizzato sull'amichevole Ungheria - Italia e il
nostro pasto è stato interrotto per ben tre volte dall'esultanza del personale
del ristorante per i gol segnati dalla loro nazionale (per la cronaca abbiamo
perso 3 a 1). Terminata la cena ci rechiamo al luogo dell'appuntamento in
Ferenc korut. Usciti dalla metropolitana ci accingiamo ad aspettare le ragazze
sullo spiazzo, tra miasmi d'urina, gente ubriaca e zingari che ci chiedono
l'elemosina. Siamo nel IX distretto e restiamo ad aspettare per quasi
un'ora. le ragazze lituane continuano a non rispondere ai nostri messaggi
e alle nostre telefonate. Siccome la metropolitana, data l'ora tarda, non è più
in funzione, decidiamo di fare allora un tentativo recandoci a piedi allo
studentato. Attraversiamo così il quartiere tra capannelli di prostitute che
nella loro lingua ci invitano ad usufruire del loro corpo.
Arrivati allo
studentato troviamo tutto buio e tutto chiuso e dei ragazzi del nostro gruppo
non c'è traccia. Mandiamo le lituane a quel paese, tanto più che inizia anche a
piovere e noi non abbiamo di che coprirci. Durante il breve tragitto che ci
separa dall'albergo per un attimo la pioggia allenta e si alza una breve e
leggera brezzolina carica di un odore particolare, che è quello della fine
dell'estate. Rientriamo nella nostra stanza pensando già a domani, giorno in
cui ferveranno i preparativi per la nostra partenza, fissata per venerdì
mattina.
GIOVEDI' 23 AGOSTO
Ci svegliamo
all'ora consueta e appena accendiamo il cellulare troviamo un messaggio di
Nora, una delle due ragazze lituane, che si scusa per ieri sera, dicendo di
aver dimenticato il cellulare nella sua stanza e impariamo che senza di
noi sono rientrati alle 4 di stamattina.
Dopo
colazione decidiamo di fare l'ultimo tentativo di visitare il Parlamento e
arriviamo lì con la metro. Ma dopo circa 45 minuti di fila sotto il sole
cocente, appena siamo ad un metro dallo sportello esce fuori una guardia con un
cartello che annuncia che per oggi i biglietti sono terminati. Sfiga, si vede
che il destino ha proprio voluto che non visitassimo il Parlamento. Decidiamo
di perdonare le lituane per il pacco che ci hanno tirato e le avvertiamo che
vorremmo quantomeno salutarle prima della nostra partenza e ci diamo così
appuntamento allo studentato, dove ci fermiamo circa un'oretta a parlare con
loro, ascoltare un po' di musica, sentire Nora suonare il violino e scattarci
una foto. Le dobbiamo lasciare perché alle 15 hanno la visita prenotata al
Memento Park. Le invitiamo a venire in Italia per la prossima estate, mentre
nella nostra testa pensiamo che anche una capatina a Vilnius non sarebbe male.
Torniamo in
centro per consumare il penultimo pasto a base di cucina ungherese e poi
rientriamo in albergo a riposare un po' e a fare i bagagli. Terminato di fare i
bagagli decidiamo di andare a scoprire l'ultimo ristorante rimasto in Vaci
utca. Facciamo appena in tempo a terminare la cena che si alza un gran
ventaccio, presagio di una tempesta. Di corsa raggiungiamo la metro e poi il
nostro albergo. E' finita, domani mattina si parte, anche se ci si vorrebbe
fermare volentieri ancora per qualche giorno. Dalla prossima settimana si
tornerà alla vita di tutti i giorni.
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