domenica 27 agosto 2017

Diario di viaggio 2


Tour del Portogallo dal 22 al 28 agosto 2016.
Itinerario: Lisbona – Cascais – Sintra - Cabo da Roca – Obidos – Nazarè – Alcobaça – Coimbra –Aveiro –Porto – Guimãraes – Batalha - Lisbona.


“La campagna o la natura non mi possono dare niente che valga la maestà irregolare della città tranquilla, sotto il chiaro di luna, vista dalla Graça o da S. Pedro de Alcantare. Non ci sono per me fiori come il ricco cromatismo di Lisbona sotto il sole.”
(Fernando Pessoa – Diario dell’inquietudine)

Mi desto nel cuore della notte dopo un temporale estivo. Mi accompagnano all’aeroporto Marconi di Bologna. Check-in e imbarco al gate affollatissimi, giusto il tempo di prendere un caffè prima di salire sull’aereo. A dire il vero giungo a Lisbona quasi allo scoccare del mezzodì, in quanto col viaggio faccio un giro dell’oca via Amsterdam, ma all’aeroporto di Schiphol non sosto molto, giusto il tempo di andare alla toilette prima di prendere l’altro aeromobile. L’aereo, prima dell’atterraggio in una città calda e soleggiata, ci concede una vista mozzafiato virando dalla foce del Tago per un tratto d’oceano. All’aeroporto, l’autista che mi deve accompagnare in albergo parla solo portoghese, ma nella conversazione riusciamo ad intenderci benino ugualmente. Il tempo di una doccia e di un cambio d’abito e poi l’incontro con il nostro Virgilio, un tizio italiano che vive a Lisbona, che accompagnerà me e il resto del gruppo composto da persone provenienti da varie parti d’Italia per il resto della settimana. Avendo il pomeriggio libero, mi suggerisce qualche giretto. Prendo un taxi in direzione Praça do Comercio, pieno centro città. Il tassista, che ascolta alcuni appassionati brani di fado in sottofondo, lungo il tragitto, in un misto di inglese e portoghese si lamenta dei continui lavori stradali. Mi scarica davanti alla piazza e subito alla mia destra si apre la visuale del fiume, grande come un mare e che odora quasi di mare, essendo prossimo a sfociare nell’oceano. Decido di vergere sull’Elevador de Santa Justa per scattare qualche foto panoramica e fermarmi a mangiare qualcosina in quota prima di raggiungere A Brasileira, il famoso caffè storico dove si recava spesso Fernando Pessoa (davanti al locale c’è una sua statua). E’ d’uopo consumare un buonissimo caffè al costo di 70 centesimi e scattare qualche foto al locale. Dopodiché, essendo quasi subito stanco di camminare, decido di fare un tour in calessino. Domando una cosa in inglese ad una ragazza a bordo di uno dei trabiccoli e lei subito di rimando mi chiede la provenienza. Scopro così che lei è italiana, di Como, trasferita a Lisbona per lavoro. Invece del solito tram, che mi sembrava più una pataccata per turisti, faccio quindi con lei il saliscendi lungo questa città sorta su 7 colli, come Roma capitale dell’Impero che era giunto sin qui per dominare. Fra una sosta e l’altra lungo i vari belvedere, mi porta infine fino al punto più alto della città, da dove posso godere di una vista panoramica a 180 gradi sulla città. La bella ragazza dai fulvi capelli mi spiega che la particolarità di questa città è che ogni quartiere ha un’anima e che dal Miradouro, dove ora ci troviamo, il tramonto porta con sé colori sempre diversi. Ma devo rientrare in albergo, ne approfitto per un riposino prima di cena. Questa sera ci sarà il briefing con la guida e conoscerò il resto del gruppo; c’è da discutere sul da farsi il giorno successivo. Per stasera niente movida. Cena e a nanna presto, per recuperare le forze.

La mattinata inizia con un giro nei quartieri di Baixa Pombalinha e Alfama. Lisbona fu distrutta da un terremoto nel 1755 e questa zona, l’unica pianeggiante della città come suggerisce la prima parte del toponimo, dimostra con i suoi viali lunghi e dritti come si può razionalmente ricostruire un quartiere dopo una catastrofe naturale. Alfama, dall’arabo “fonte di acqua calda” (qui, nel Medioevo, c’erano le terme) fu invece ricostruita nello stile moresco con cui venne concepita, con il suo dedalo di strette viuzze che è un saliscendi. Il quartiere è disseminato di case tipiche ricoperte di azulejos, le famose piastrelle portoghesi, e molte case sono ricoperte da piante di basilico ornamentale. E’ una zona popolare, dove la maggior parte delle persone abita qui da generazioni. Gli affitti delle case sono bassi, ma essendo che adesso molti artisti stanno ripopolando il quartiere, il prezzo delle case sta salendo. Passiamo attraverso il quartiere del nostro albergo, Alcantara, per andare a Belem a visitare l’omonima torre, prima di vergere su Cascais, rinomata città di villeggiatura sull’oceano. Lungo il tragitto posso vedere come il fiume piano piano va ricongiungendosi con l’oceano e le acque, dolce e salata, si mescolano per una ventina di chilometri creando un ambiente salmastro. Lungo la strada vedo comparire le prime calette e vedo apparire palme e banani. A Cascais, col tempo caldo e soleggiato, mi accoglie il profumo delle sarde alla griglia. Dopo pranzo faccio una passeggiata lungo la marina e prima di ripartire per Sintra mi fermo presso la gelateria di Franco Lupi, un italiano che da generazioni tramanda l’arte gelatiera italiana a Cascais. Prima di arrivare a Sintra ci fermiamo a Cabo da Roca. C’è vento e il suo faro che si affaccia sull’oceano ricorda che qui siamo nel punto più occidentale del continente europeo. L’impressione dell’oceano che non avevo avuto a Cascais la ricevo qui e mi commuovo. L’ambiente che mi circonda mi ricorda in questo luogo “sacro” che siamo solo ospiti e di passaggio su questa terra e che dovremmo rispettare la natura. Penso agli antichi romani, che non venivano mai qui al tramonto, perché credevano che il sole si estinguesse letteralmente andando piano piano a cadere nelle acque dell’oceano e, così facendo, producesse quel suono che era necessario agli dei per riposare. Giungiamo a Sintra per la visita del palazzo estivo dei re del Portogallo e prima di ripartire mi fermo in una pasticceria ad assaggiare i travesseiros (alla lettera cuscini), i tipici dolci locali. Durante il tragitto di ritorno, mentre attraversiamo una porzione dell’immenso parco di Monsanto di 900 ettari, che è il polmone verde di Lisbona e mentre passiamo sotto al Ponte del 25 aprile, che quest’anno ha compiuto 50 anni, la guida ci racconta alcune cose sulla situazione attuale del Portogallo. Il governo ha annunciato che il tasso di disoccupazione è sceso sotto le 500.000 unità su una popolazione di 10 milioni di abitanti, ma tanti sono emigrati in cerca di lavoro e c’è una percentuale della popolazione che il lavoro ha smesso di cercarlo. Ci parla degli stipendi medi dei lavoratori, ancora bassi. Si attestano sui 600-700 euro mensili, ma il prezzo dei carburanti e dei pedaggi autostradali è simile all’Italia, mentre le auto costano ancora di più che nel nostro paese per via delle tasse che lo Stato applica sull’acquisto delle vetture. Il cibo tuttavia è e rimane a buon mercato. Durante il viaggio si è discusso un po’ anche di attualità politica. Senza scendere in facili demagogie, i parlamentari portoghesi (il sistema è monocamerale e i membri sono 215) guadagnano poco più di 3000 euro al mese. I principali partiti sono il partito socialdemocratico, che a dispetto del nome è un partito di centro-destra, il partito cattolico di destra conservatrice, il partito socialista, il partito comunista e il Blocco di Sinistra, nato 20 anni fa da una scissione dal PCP per mano di un gruppo di giovani che non intravedevano possibilità di crescita nel partito (sono di ispirazione marxista-leninista). Il PCP prende il 5% dei consensi. C’è un governo di coalizione che vede uniti socialisti, comunisti e Bloco de Esquerda. E proprio questi ultimi due partiti fanno da ago della bilancia nelle discussioni e decisioni parlamentari. Rientriamo in albergo. Questa è l’ultima sera che trascorriamo a Lisbona. Domani si parte per un’altra tappa.

Nel tragitto che stamattina presto ci conduce fuori Lisbona in direzione Obidos incontriamo l’ultimo monumento, l’acquedotto delle acque libere, costruito nel XVIII secolo sul progetto di un ponte di epoca romana, con la differenza che gli archi sono a sesto acuto. Ora l’acqua che questa opera di ingegneria civile approvvigiona non è più per il consumo, bensì per l’irrigazione di campi e colture. Il sole ci abbandona e lungo il tragitto la sommità dei colli si vela di nebbia, mentre la vegetazione stranamente ricorda più una foresta nordeuropea, interrotta di tanto in tanto da qualche pala eolica. Mentre raggiungiamo Obidos la guida ci narra di come si svolse la riconquista portoghese e la cacciata dei mori, partita da nord. Obidos fu l’ultima città ad essere riconquistata perché i mori l’avevano dotata di una poderosissima cinta muraria, che negli anni ’50 del secolo appena trascorso fu ripristinata ed ora è possibile camminare lungo il tragitto per un chilometro e mezzo. Giungiamo ad Obidos e ci perdiamo a passeggiare lungo le sue strette stradine medioevali. Prima di ripartire per Nazarè mi fermo a fare una degustazione di ginja – o ginjinha – un liquore forte e dolce a base di ciliegia, servito in una tazzina di cioccolato per consolazione. Nel tratto tra Obidos e Nazarè la vegetazione ogni tanto è interrotta da terreni ubertosi dove si pratica la frutticoltura e la coltivazione della vite. Pian piano il sole inizia a spuntare. Arriviamo a Nazarè, piccolo borgo di pescatori e rinomata località di villeggiatura. Intravedo le batterie dove i pescatori mettono ad essiccare il pesce e le vecchie signore del paese, vestite con l’abito tradizionale che prevede sette gonne e un fazzoletto scuro in testa, che si occupano di piazzare in affitto (in nero) gli ultimi appartamenti rimasti liberi per la stagione estiva, che si concluderà ufficialmente il 15 settembre. Ma già tra una settimana, con l’inizio delle scuole, il paese si svuoterà e tutte le macchine con targa straniera, soprattutto francese, dei portoghesi emigrati che rientrano in patria per le ferie estive, spariranno. Con una parte del gruppo mi fermo in un ristorantino non per turisti, lontano dal litorale, per mangiare ad un prezzo inferiore rispetto alla zona costiera e per andare in un posto tradizionale frequentato dalla gente del posto. Questi luoghi sono riconoscibili per le griglie poste all’esterno del locale dove cuociono il pesce. Il mio pranzo è a base di sarde alla griglia, cotte con tutte le interiora, e vinho verde, un vino bianco fresco e acidulo, tipico del nord del paese e di pronta beva, da consumare entro 2 anni dalla vendemmia. Ma subito dopo la tentazione di togliermi le scarpe e camminare in spiaggia e mettere i piedi a bagno nell’oceano è forte. Dopodiché si riparte per Coimbra, ma non prima di aver fatto un’ulteriore sosta. Ci fermiamo pertanto ad Alcobaça per visitare il più imponente complesso monumentale cistercense del Portogallo. Al di là di questo, questa piccola cittadina nata alla confluenza di due fiumi, l’Alcoa e il Baça, non ha altre peculiarità. Ma il nostro Virgilio ci narra di quella che secondo lui è la più grande storia d’amore del Portogallo, tra Pietro I, figlio di Alfonso IV re di Portogallo e Ines de Castro, dama spagnola e amante del principe. Ma poi vengo a sapere che Pietro I è passato alla storia con i soprannomi di Crudele, Sanguinario e Vendicativo, oltre ad essere incestuoso. Prima di ripartire per Coimbra cerco di dare un senso a questa sosta andando in una premiata pasticceria ad assaggiare i pastel de nata. Arriviamo infine prima di cena a Coimbra, importante città universitaria. Fino al 1911 la prima ed unica università lusofona del mondo. Il portoghese, con i suoi oltre 300 milioni di locutori, è la quinta lingua più parlata al mondo. Se una persona di lingua portoghese voleva studiare all’università, fino a quella data doveva per forza venire a Coimbra. Ma la città è ancora semivuota, in quanto gli studenti sono ancora in vacanza. Le lezioni riprenderanno a settembre. E domani inizierà la nostra visita.

La giornata a Coimbra inizia con un giretto nella zona universitaria. L’università venne fondata nel 1290. C’è già qualche sparuto studente in giro, vestito con il famoso mantello nero e la divisa, a vendere cancelleria o a suonare il fado in strada. Il fado di Coimbra si distingue da quello di Lisbona per essere cantato solo da voci maschili. Nasce in origine dall’ispirazione che gli studenti avevano innamorandosi delle famose lavandaie col capo coperto da un fazzoletto, le quali avevano fama di essere molto belle. Gli studenti cantavano loro le serenate sotto la finestra di casa. Andiamo a visitare l’importantissima biblioteca, contenente 300.000 volumi, i quali vengono tutt’ora conservati grazie a tre metodi naturali: lo spessore delle pareti della biblioteca, il legno di quercia e una colonia di pipistrelli che nottetempo si ciba degli insetti responsabili del deterioramento dei volumi antichi. Terminata la visita ci spostiamo nella parte bassa della città, la Baixinha, e lì mi perdo volutamente all’interno della fitta e intricata trama di piccole viuzze strette piene di botteghe. Una sosta per un pranzo economico ma buono e subito dopo si riparte alla volta di Aveiro, graziosa località posta sulla costa atlantica. La cittadina è bagnata dal fiume Vouga, che prima di sfociare nell’oceano si divide in tanti rami, creando un ambiente salmastro. Una delle attività principali, oltre alla pesca, è quella della raccolta del sale. L’abbondanza di pesce tutto l’anno fa sì che una colonia di cicogne, notoriamente specie migratoria, sosti in quest’area anche in inverno. Prima di raggiungere il centro di Aveiro sostiamo in frazione Costa Nova, famosa per uno dei suoi piatti principali a base di riso e anguilla fritta, per le sue case di legno bicolori a strisce verticali e per le dune di sabbia a ridosso dell’oceano, che sono state dichiarate zona protetta. Giungiamo infine ad Aveiro, dove vediamo canali lungo i quali navigano le imbarcazioni tipiche, i cosiddetti moliçeiros. Sosto in una pasticceria ad assaggiare gli ovos moles, i famosi dolcetti locali, prima di ripartire alla volta di Porto. Lungo il tragitto attraversiamo la Bairrada, zona di produzione di vini bianchi (alcuni dei quali hanno vinto premi internazionali) e di eucalipti. Vedo mezzi pesanti carichi di sughero. Il Portogallo è il primo produttore mondiale di sughero, che proviene dalla regione dell’Alentejo, a sud di Lisbona. Ma le industrie di trasformazione si trovano a nord. Giungiamo a Porto, seconda città del Portogallo, bagnata dal Douro. Sponda destra Porto, sponda sinistra Vilanova de Gaia, dove ci sono le cantine di invecchiamento del vino porto, prodotto ad un centinaio di chilometri di distanza dalla cittadina. Città raccolta, ma vivace e pulsante, costruita su un colle di granito che nel 1755 la preservò dalla famosa scossa di terremoto del nono grado della scala Mercalli, che non solo distrusse Lisbona, ma anche mezzo paese. La maggior parte degli edifici stessi sono in granito. L’ex palazzo della Borsa ospita la sede dell’associazione commerciale del vino porto, dove ogni anno decidono se e quando un porto può essere imbottigliato come Vintage, e la città ospita anche la sede dei discendenti delle famiglie inglesi trasferitesi secoli addietro (il legame con l’Inghilterra è sempre stato molto forte per via della commercializzazione del vino e gli inglese sono sempre stati alleati). Pur avendo cognomi inglesi, sono ormai di nazionalità portoghese da generazioni e si ritrovano ogni mercoledì per stappare una bottiglia di Porto Vintage. Facciamo un giro in battello sul fiume sorseggiando un Porto invecchiato 7 anni e prima di concludere la giornata sostiamo in un ristorante della Ribeira a mangiare pesce fritto.

Oggi non c’è più molto da raccontare. Dopo i ritmi serrati dei giorni scorsi decidiamo di prendercela un po’ più comoda e di fare i flaneur. Dopo colazione vaghiamo un po’ per le strade, ci beviamo un buon caffè al Largo dos Aliados. Vado a fotografare gli azulejos nell’atrio della stazione centrale di Porto. La mattinata si conclude con un ottimo pranzo annaffiato da ottimo vino al ristorante Douro Sentido, dopo aver visitato il palazzo della ex Borsa. Andiamo a Guimãraes, graziosa cittadina di 50.000 anime con un’anima medioevale e un castello del IX secolo, ricostruito nel XIII, realizzato quando il Portogallo ancora non esisteva (i suoi confini definitivi di nazione sono stati definiti nel XII secolo). A testimonianza di ciò hanno realizzato una scritta che recita “Aqui nasceu Portugal” (qui nacque il Portogallo). Lasciamo questa culla della nazione. Domani ripartiamo per Lisbona e il giorno successivo ci sarà il mio aereo per Bologna. La vacanza è agli sgoccioli.
  
Giungiamo all’albergo di Lisbona che ci aveva ospitato le prime due notti per l’ultima notte prima di ripartire. A  mo’ di commiato l’albergo ci organizza uno spettacolo di arie di bel canto. Mi lascio cullare dalle note d’opera. Non c’è modo migliore e più poetico per suggellare questa esperienza, lasciando qui un pezzettino di cuore, con la speranza di farvi ritorno un giorno.
  
Lisbona – Bologna in 12 ore con scalo ad Amsterdam e due aeromobili in ritardo è una buona resa, oserei dire con un filo di sarcasmo. La vocina fintamente cordiale dell’hostess che annuncia “We wish you a pleasant stay in Bologna” mi urta i nervi. Ore 23:10, vedo San Luca e mi sento a casa, finalmente. Scendo dall’aereo, mi inginocchio e bacio la terra.
  
A distanza di qualche giorno, rientrato alle affannose cure quotidiane, mi sono ritrovato a riflettere sul concetto di “saudade”. Ho trovato un passo della scrittrice brasiliana Clarice Lispector, che cito in lingua originale, segue traduzione: Saudade é um poco como fome. Só passa quando se come a presença. Mas, às vezes, a saudade è tão profunda que a presença è pouco: quer-se absorver a outra pessoa toda. Essa vontade de um ser o outro para uma unificação inteira é um dos sentimentos mais urgentes que se tem na vida.
Traduzione: la saudade è un po’ come la fame. Cessa solo quando si mangia la presenza. Ma, a volte, la saudade è tanto profonda che la sola presenza è poco. Si vuol assorbire l’altra persona tutta. Questa volontà di essere l’altro per l’unificazione intera è uno dei sentimenti più urgenti in questa vita.
Come spiegare una delle 7 parole più complesse e intraducibili al mondo? In italiano cerchiamo di veicolare il concetto di saudade con le parole malinconia, tristezza, assenza, lontananza, tormento, perdita…come ci spiegava la nostra guida di Coimbra, la saudade è “la presenza dell’assenza”. Non riguarda né il passato, né il futuro. E’ il presente, come una malattia che ci si porta dentro e la speranza che il tempo la guarisca; è la tormentata volontà di avere di nuovo quello che si è perso; è un dolore e allo stesso tempo un piacere che tiene in vita ciò che non c’è più.
Sono rincasato da questo intenso viaggio con la sindrome da rientro. Non mi sono sentito pronto a ritornare a fare un lavoro che poi ho detestato e mollato, fonte delle mie ansie quotidiane. Cerco pertanto con fatica di plasmare in senso positivo questa mia angoscia, pur sapendo che quando mi trovavo sopra la cattedrale di Lisbona, con lo spettacolare panorama del fiume Tago davanti a me, all’improvviso ho avuto una stretta al cuore, sapendo che questo spettacolo mi sarebbe mancato una volta a casa, lontano dalla bellezza di questo posto e di questo momento.






Diario di viaggio 1


17 - 24 agosto 2007

VENERDI' 17 AGOSTO
Sveglia alle ore 5.30 di mattina, quando ancora fuori tutto tace ed è silente. Che bella la luce dell'alba di una mattina d'agosto. In fretta mi sono vestito ed ho consumato una frugale colazione, per poi correre a prendere l'autobus che mi avrebbe portato in stazione, dove avevo appuntamento con Daniele. Il treno regionale per Rimini stavolta ha viaggiato con puntualità nipponica. Successivamente abbiamo preso una navetta per l'aeroporto internazionale Federico Fellini di Rimini, dove ci siam0 imbarcati con un volo SkyEurope che con poco più di un'ora ci ha portato a Budapest. Verso le 15 siamo giunti in albergo, l'Hotel Gloria. Temperatura 29°C e un'umidità che sfida persino quella che si registra a San Gabriele di Baricella. Arrivati in camera ci siamo accorti subito di alcune cose: manca il telecomando del condizionatore, la ventola del bagno è fuori uso, la pannocchia della doccia è attaccata con lo scotch e in un angolo abbiamo notato delle macchie inquietanti che sembrano di sangue. Non vorremmo che magari qui fosse stato commesso un omicidio, tanto più che il quartiere dove è situato il nostro albergo era segnalato da una guida come una zona un po' malfamata, piena di spacciatori e di prostitute (noi avevamo scelto la sistemazione per il prezzo buono). Non vorrei che il tipo della reception, quando ha farfugliato qualcosa in ungherese alla cameriera ai piani appena siamo arrivati per registrarci, le avesse detto di far sparire in fretta il cadavere.
La moquette si è presentata alla nostra vista piena di chiazze che sembrano tracce di liquidi umorali.
Ci siamo fatti una doccia veloce prima di avventurarci nell'esplorazione della città. A piedi ci siamo aggirati per il nostro quartiere, camminando attraverso la decadenza dei suoi palazzi e riscontrando la più varia umanità: ubriachi, cinesi, zingari sopra tutti.
Raggiunta la stazione della metro ci siamo recati in centro, dove abbiamo fatto un bagno di folla e abbiamo visto la vita notturna della città, con i suoi vari locali ed alcune ragazze adescatrici per strada. Una sosta presso un ristorante tipico con musicisti rom che suonavano violino e fisarmonica, e poi l'ultimo cicchetto in una delle tante birrerie prima di andare a dormire. Il suono delle sirene delle auto della polizia che ci aveva accompagnato quasi incessantemente nel pomeriggio sembra ora essersi arrestato.

SABATO 18 AGOSTO
Sveglia alle ore 6 di mattina, in anticipo di due ore (purtroppo non siamo ancora abituati a dormire con le prime luci dell'alba che filtrano attraverso le tende delle finestre, in quanto qui in Ungheria, come nel resto della Mitteleuropa, non c'è l'uso delle tapparelle), dopo aver dormito su letti che scricchiolano al minimo movimento.
Robusta colazione a base di salame ungherese, insaccati all'aglio e formaggi per poi raggiungere la vicina stazione della metro e andare in centro, dove, sopra il Danubio, dei pazzi scatenati sponsorizzati dalla Red Bull si esibivano in evoluzioni aeree. Dopo molti tentativi falliti di scattare delle foto agli aerei in rapida evoluzione, sempre con la metro abbiamo proseguito per la zona del castello, dove due giovani predicatrici evangeliche (un'albanese e una polacca, peraltro carine), ci hanno impezzato per più di un quarto d'ora nel vano tentativo di convertirci alla loro fede protestante. Dopo un po' abbiamo dribblato la conversazione chiedendo indicazioni su come raggiungere il monumento. Lì giunti, dopo qualche foto panoramica è arrivato un gruppo di giovani musiciste che suonavano musica da camera e una di loro ci ha invitato a ballare con lei un valzer sulle note del "Bel Danubio blu". All'ora di pranzo ci siamo recati in un posto lì vicino e il caso ha voluto che incontrassimo un gruppo di turisti di San Pietro in Casale, Galliera e Cento, che come hanno saputo che siamo di Castel Maggiore hanno iniziato a sbordellare con noi. Successivamente siamo scesi per visitare il Ponte delle Catene e poi siamo rientrati in albergo per prepararci a tornare in Vaci utca, con la sua sfilata di locali, per cenare e passare lì la serata, ma prima non abbiamo dimenticato di passare a prendere qualcosa da bere dalla ragazza dell'alimentari dai capelli rossi, il piercing sull'ombelico ed uno sguardo e un sorriso maliziosi.

DOMENICA 19 AGOSTO
Sveglia alle ore 8, giornata caldo-umida di tempo variabile. Usuale colazione robusta a base di salumi, formaggi, miele e cereali. Successivamente abbiamo preso la metro per recarci a visitare il Duomo di Santo Stefano, primo re cristiano d'Ungheria e padre fondatore della nazione. Il duomo al suo interno è stato realizzato con ben 55 diversi tipi di marmi e possiede un punto panoramico sulla città raggiungibile tramite un ascensore. Terminata la visita siamo tornati nella parte alta di Buda per finire di visitare il borgo. Essendo domenica abbiamo trovato il luogo non solo pieno di turisti, ma anche di gente del posto che qui vengono per pranzare al sacco e rilassarsi sull'erba. Qui in questo periodo si sta inoltre svolgendo un festival di musica folk ungherese..
Un pranzo leggero in uno snack bar, col solito trio di musicisti gitani al seguito e poi siamo di nuovo scesi sul lungo Danubio prendendo la caratteristica funicolare. La città oggi, complice anche il Red Bull Air Race, è stracolma di gente a passeggio e dobbiamo ammettere che qui è veramente pieno di belle ragazze. Rientrati in albergo sul tardo pomeriggio potevamo sentire rombare i motori degli aerei dell'Air Race persino dalla nostra stanza. Ci siamo preparati per uscire e mangiare in uno dei tanti ristoranti di Vaci utca. Lungo l'isola pedonale becco un ragazzo olandese che faceva bolle di sapone. Gli chiedo se posso scattare una foto, ma lui dice di essere fotofobico. Replico dicendo che non userò il flash ma lui afferma di avere quella credenza indiana secondo la quale se scatti una foto ad una persona catturi la sua anima. Gente strana! Lo saluto e procedo oltre. Seduti al nostro tavolo del ristorante, mentre sfilavano a passeggio ragazze bionde dalle gambe chilometriche, abbiamo consumato un sostanzioso piatto di carne. Ma successivamente, data la giornata calda e le ore di camminata, la stanchezza inizia a farsi sentire presto, tanto più che dal cielo alcuni lampi ci avvisano che ben presto inizierà a piovere. Rientriamo in albergo. Domani sarà festa nazionale.

LUNEDI' 20 AGOSTO
Giornata caldo-umida di tempo incerto. Dopo la colazione decidiamo di prendere un bus per il Memento Park, situato appena fuori Budapest (http://www.szoborpark.hu/index.php?Lang=it). Durante il tragitto possiamo così osservare come sono i dintorni della città, pieni di aree verdi. Il Memento Park è stato creato nel 1993, un anno dopo il ritiro definitivo delle truppe sovietiche dall'Ungheria. Si tratta di un parco di statue di epoca comunista, che qui sono state raccolte dopo che erano state tolte dai loro vari punti in città dove erano dislocate.
Al rientro in città abbiamo trovato una marea umana dislocate sul lungofiume, in quanto oggi è festa nazionale (si celebra Santo Stefano), inoltre oggi è anche l'ultimo giorno del Red Bull Air Race. Dopo il pranzo in Vaci utca ci chiama il mio amico Andrea, qui a Budapest a passare il mese d'agosto per motivi di studio. Ci diamo appuntamento a Ponte Elisabetta con lui ed altri ragazzi dello studentato dove risiede (in totale sarebbero più di 80). Conosciamo 3 ungheresi (un ragazzo e due ragazze), un egiziano e due ragazze lituane. Ci fermiamo a bere qualcosa in un pub, sono le 5 del pomeriggio. Ci sorprende un acquazzone e dal nostro tavolo fuori siamo costretti a riparare dentro. Vi rimaniamo per alcune ore e tra un bicchiere di Unicum e l'altro diventiamo tutti un po' breschi. Alle 10 smette di piovere e usciamo fuori a vedere i fuochi d'artificio a conclusione della giornata di festa. Poi ognuno si reca nella propria stanza per fare una doccia e cambiarsi d'abito e successivamente, verso le 11, ci ritroviamo tutti nello studentato presso una stanza di egiziani a fumare il narghilè. Iniziano ben presto ad arrivare altre persone e la stanza da 4 si riempie: adesso, tra italiani, egiziani, lituani, ungheresi e turchi siamo almeno una ventina, tutti stipati. Rimaniamo lì fino alle 3 del mattino.

MARTEDI' 21 AGOSTO
Dopo sole 5 ore di sonno ci alziamo per andare a fare colazione. Fuori piove. Decidiamo di andare a visitare il Parlamento, ma appena arrivati troviamo tutto transennato con un dispiegamento di esercito e forze dell'ordine. Scopriamo così che il cancelliere tedesco Angela Merkel è in visita. Allora ripieghiamo verso la Chiesa di Mattia, nella parte alta di Buda, poi scendiamo a piedi e con la linea gialla della metropolitana arriviamo all'Opera. Effettuiamo dopo pranzo la visita guidata di questo teatro che è fra i più belli ed imponenti d'Europa. All'uscita rispunta il sole. Decidiamo di tornare in albergo a riposare un po' prima di uscire di nuovo per fare la navigazione notturna sul Danubio. Una volta a bordo del battello, col favore del buio, cullati da una musica rilassante e dallo sciabordìo dell'acqua, possiamo ammirare i monumenti illuminati su entrambe le rive di Buda e Pest, mentre ci viene servito vino ungherese. Terminato il giro ci fermiamo a mangiare una zuppa di goulasch e poi raggiungiamo Andrea allo studentato, dove si sta svolgendo una festa d'addio per un ragazzo egiziano che parte domani mattina e troviamo musica araba, balli e narghilè: sembra una rimpatriata di egiziani. Restiamo lì fino alle 3 del mattino per poi tornare al nostro albergo.

MERCOLEDI' 22 AGOSTO
Alle 9, anche se ancora assonnati, siamo costretti ad alzarci per fare colazione prima che alle 10 smettano di servirla. Per le 11 ci diamo appuntamento con Andrea in centro per acquistare alcuni souvenir e bere un ice coffee. Verso le 12.30 lo salutiamo e ci dirigiamo di nuovo verso il Parlamento, ma il destino vuole che neanche oggi riusciamo a visitarlo. Infatti tutti i biglietti individuali sono terminati. A piedi proseguiamo per Ponte Elisabetta dal quale accediamo alla bella e rilassante Isola Margherita, posta al centro del Danubio, dove dopo prando affittiamo un veicolo elettrico per un'ora e ce la giriamo tutta. Finito il giro prendiamo la metropolitana e torniamo in Vaci utca dove ci prendiamo un drink prima di rientrare in albergo. Dall'albergo, mentre ci prepariamo per uscire di nuovo, contattiamo una delle due ragazze lituane conosciute due giorni prima. Ci dicono che con altri ragazzi dello studentato hanno in programma di andare in un pub verso mezzanotte e così fissiamo data e luogo del ritrovo. Per la cena ci rechiamo nell'ennesimo ristorante in Vaci utca dove una graziosa mora dall'aspetto di segretaria di direzione ci invita a prendere posto.
Daniele ed io quando siamo all'estero siamo un po' restii a ritrovare altri turisti italiano, in quanto preferiamo di mescolarci il più possibile alla gente del luogo. Ebbene, stasera eravamo circondati da italiane, e le tre ragazze romane sedute al tavolo alla nostra sinistra sono state oggetto di divertimento per noi e il cameriere. Innanzitutto si poteva capire benissimo prima che aprissero bocca che erano italiane a giudicare dalla quantità industriale di profumo che si erano spruzzate addosso (troviamo le ungheresi più discrete in questo); poi una delle tre ha il coraggio di ordinare una zuppa di goulasch senza paprika. E' un'assurdità, è come voler uscire quando piove e pretendere di non bagnarsi!
Il televisore del ristorante era poi sintonizzato sull'amichevole Ungheria - Italia e il nostro pasto è stato interrotto per ben tre volte dall'esultanza del personale del ristorante per i gol segnati dalla loro nazionale (per la cronaca abbiamo perso 3 a 1). Terminata la cena ci rechiamo al luogo dell'appuntamento in Ferenc korut. Usciti dalla metropolitana ci accingiamo ad aspettare le ragazze sullo spiazzo, tra miasmi d'urina, gente ubriaca e zingari che ci chiedono l'elemosina. Siamo nel IX distretto e restiamo ad aspettare per quasi un'ora. le  ragazze lituane continuano a non rispondere ai nostri messaggi e alle nostre telefonate. Siccome la metropolitana, data l'ora tarda, non è più in funzione, decidiamo di fare allora un tentativo recandoci a piedi allo studentato. Attraversiamo così il quartiere tra capannelli di prostitute che nella loro lingua ci invitano ad usufruire del loro corpo.
Arrivati allo studentato troviamo tutto buio e tutto chiuso e dei ragazzi del nostro gruppo non c'è traccia. Mandiamo le lituane a quel paese, tanto più che inizia anche a piovere e noi non abbiamo di che coprirci. Durante il breve tragitto che ci separa dall'albergo per un attimo la pioggia allenta e si alza una breve e leggera brezzolina carica di un odore particolare, che è quello della fine dell'estate. Rientriamo nella nostra stanza pensando già a domani, giorno in cui ferveranno i preparativi per la nostra partenza, fissata per venerdì mattina.

GIOVEDI' 23 AGOSTO
Ci svegliamo all'ora consueta e appena accendiamo il cellulare troviamo un messaggio di Nora, una delle due ragazze lituane, che si scusa per ieri sera, dicendo di aver dimenticato il cellulare nella sua stanza e impariamo che senza di noi sono rientrati alle 4 di stamattina.
Dopo colazione decidiamo di fare l'ultimo tentativo di visitare il Parlamento e arriviamo lì con la metro. Ma dopo circa 45 minuti di fila sotto il sole cocente, appena siamo ad un metro dallo sportello esce fuori una guardia con un cartello che annuncia che per oggi i biglietti sono terminati. Sfiga, si vede che il destino ha proprio voluto che non visitassimo il Parlamento. Decidiamo di perdonare le lituane per il pacco che ci hanno tirato e le avvertiamo che vorremmo quantomeno salutarle prima della nostra partenza e ci diamo così appuntamento allo studentato, dove ci fermiamo circa un'oretta a parlare con loro, ascoltare un po' di musica, sentire Nora suonare il violino e scattarci una foto. Le dobbiamo lasciare perché alle 15 hanno la visita prenotata al Memento Park. Le invitiamo a venire in Italia per la prossima estate, mentre nella nostra testa pensiamo che anche una capatina a Vilnius non sarebbe male.
Torniamo in centro per consumare il penultimo pasto a base di cucina ungherese e poi rientriamo in albergo a riposare un po' e a fare i bagagli. Terminato di fare i bagagli decidiamo di andare a scoprire l'ultimo ristorante rimasto in Vaci utca. Facciamo appena in tempo a terminare la cena che si alza un gran ventaccio, presagio di una tempesta. Di corsa raggiungiamo la metro e poi il nostro albergo. E' finita, domani mattina si parte, anche se ci si vorrebbe fermare volentieri ancora per qualche giorno. Dalla prossima settimana si tornerà alla vita di tutti i giorni.