sabato 12 settembre 2015

La nenia dell'assiolo

[...] Destato dalle risa, l'assiolo sibillino
disegna un ghirigoro nell'aria intorpidita [...]
(Paola Piccolo)

L'assiolo è un rapace notturno, grande quanto un merlo, che vive solitario e palesa la sua presenza mediante il canto dopo il tramonto. Il suo canto è inconfondibile, un "chiù" (che gli ha valso lo stesso nome, grazie anche alla poesia di Pascoli) non particolarmente forte, monosillabico, che viene ripetuto con un intervallo di due o tre secondi.
Nella zona dove abito ancora resiste e questo mi fa pensare che il piccolo mondo antico legato alla mia infanzia e da me tanto amato, nonostante i cambiamenti degli ultimi venticinque anni, ancora resiste. E visto che stiamo vivendo anni di decadenza, cerco di dare alla mia vita una certa coloritura romantica, perché voglio resistere, non diventare complice.
Dove vivo io si parla sempre di progettare il futuro, ma a quale costo? Lo si vuole veramente fare in maniera sostenibile, in un'equa e giusta ottica di decrescita?
Nel corso degli anni, nel paese dove vivo, ho visto cambiare parecchie cose. Le connotazioni urbanistiche non sono sempre state delle migliori e i macro-cambiamenti hanno fatto inevitabilmente perdere per strada un po' di identità, di collante, di tessuto sociale.
Forse nasce tutto dalla vocazione del paese, che sin dal XIX secolo è sempre stata eminentemente industriale.

Ciò che ho perso mi porta inevitabilmente a tentare di fare delle riflessioni sulla natura del ricordo. Incapaci di prevedere il futuro e molto spesso incapaci di vivere in maniera serena il presente, ci rivolgiamo allora al passato, cerchiamo di vedere ciò che è stato, pensiamo ai bei momenti della nostra vita e pensiamo che essi non torneranno mai più. Grande invenzione allora quella della fotografia, che ci permette di salvare in una immagine un momento, un ricordo. Immagini impresse che ci portano indietro nel tempo. Riviviamo colori, sensazioni, stati d'animo, profumi, volti. E allora sulle nostre labbra affiora un sorriso o un segno di tristezza.  I bei ricordi sono un paradiso dal quale non possiamo essere cacciati. Di fronte alla crudeltà del mondo sono l'unica cosa che nessuno può portarci via, l'unica cosa che sarà nostra per sempre. La vita è un continuo passaggio dall'oggi al domani e i ricordi ci arricchiscono. Il vento dei ricordi è quel sibilo che smuove i nostri pensieri, ci fa riflettere sull'imprevedibilità della vita e riattiva la nostra memoria, che è la depositaria dei nostri intimi passaggi, la roccaforte delle nostre storie personali. Perdi la memoria e perdendo il tuo patrimonio personale più assoluto, perderai te stesso e il senso della vita.

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