NOI, GENERAZIONE DEGLI ANNI OTTANTA
Noi, generazione in panchina,
quella dei nati negli anni Ottanta (i sociologi ci definiscono Millennials),
quelli che non hanno visto lo sbarco sulla Luna, quelli che non hanno vissuto
gli Anni di Piombo, quelli che molti la memoria storica calcistica inizia con i
Mondiali degli anni Novanta. Quelli che ci sentiamo ancora dire che abbiamo
avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi, quelli sì che hanno
avuto tutto, ma nessuno glielo dice. Siamo i figli di mezzo della storia, la
prima generazione che economicamente sta peggio dei propri genitori. Nel
frattempo qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi ed è cambiato il mondo. Te ne
accorgi quando al bar ordini un caffè d’orzo causa gastrite, quando i post sbronza
durano tre giorni, quando a calcetto vuoi fare il fenomeno e vai in crisi
respiratoria. Te ne accorgi quando, giocando ai videogiochi sei diventato una
schiappa, quando le ragazzine ti danno del lei e quando ti accorgi che stai
iniziando ad usare un po’ troppo spesso l’espressione “bei tempi”. Ti accorgi
che le cose sono cambiate quando devi visionare almeno una decina di film porno
per trovarne uno che ti ecciti, quando, comprando un paio di pantaloni ne
preferisci uno comodo piuttosto che uno alla moda. Quando ti addormenti alla TV
o quando passi le serate su Youtube a vedere video anni Novanta. Le cose sono
cambiate quando preferisci fare la pipì da seduto, quando a Natale ricevi come
regalo un maglione e lo apprezzi veramente, quando se stai ancora con i tuoi ti
domandano come mai sei tornato così presto a casa. Quando incontri la tua ex
ragazza per strada con un passeggino o quando al sabato sera al pub con gli
amici parli sempre meno di donne e più di politica e di sociale. Siamo i figli
di mezzo della storia, senza uno scopo né un posto, non abbiamo avuto la grande
depressione ma la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti
con una televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo cresciuti
diventando ricchi, divi del cinema, stelle della musica, ma non è così. Lo
stiamo imparando e ne abbiamo i coglioni pieni. Noi, generazione cavia
dell’Italia in crisi, che abbiamo fatto ingresso nel mondo del lavoro e
dell’università quando delle riforme questi due mondi li hanno trasformati
profondamente, a nostro svantaggio. Le generazioni più anziane, quelle per
intenderci, dei Sessantottini e dei baby boomer, hanno permesso che le riforme
colpissero i più giovani. Ci hanno fatto cedere spazio, facendoci, tolte le
dovute eccezioni, contare sempre di meno in ambito politico, culturale ed
economico. Noi, generazione che non ha ancora iniziato a vivere in un paese
invecchiato, con il mercato immobiliare fermo al 1985 e i consumi alimentari
fermi ai livelli del 1982. Stiamo tornando indietro, abbiamo innestato la
retromarcia. Ci hanno fatto tramontare il futuro prima che il radioso sole
rosso dell’avvenire sorgesse e noi non abbiamo ancora fatto nulla per
riprendercelo, come se pensassimo che il futuro sia un imbroglio. Beninteso,
non siamo tutti uguali. Non ci sono vecchi cattivi e giovani buoni. C’è che ha
voglia di fare e chi non ne ha. C’è chi ha chiuso le speranze in un cassetto e
chi continua a sperare. Purtroppo siamo cresciuti negli anni dell’edonismo
reaganiano e siamo ancora fermi lì. Se siamo statisticamente condannati ad
avere di meno rispetto a quelli che ci hanno preceduto, se non ci spostiamo,
rischiamo di chiuderci nella memorialistica, il mondo continua ad andare avanti
e dovremmo iniziare a prenderci noi il ruolo guida, prima che la nave affondi,
per vedere almeno una volta la terra dall’albero maestro.
CARRELLATA DI RICORDI SPARSI (IN
FIN DEI CONTI, CHE BELLI QUEGLI ANNI, MA SENZA LA MITOPOIESI DI CIO’ CHE E’
STATO)
Noi che suonavamo i campanelli e poi scappavamo
Noi che nelle foto facevamo le corna ed eravamo sempre
sorridenti
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e gli
zaini non avevano spallacci imbottiti o rotelle
Noi che, quando a scuola c’era l’ora di ginnastica,
partivamo da casa in tuta
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su
Google
Noi che andavamo a casa degli amici a fare i compiti, ma i
compiti non li facevamo mai
Noi che avevamo il libro delle vacanze, ma i compiti
d’estate non li facevamo mai
Noi che tornavamo a casa con i pantaloni regolarmente
sporchi d’erba
Noi che ci si sdraiava sul prato e si cercava di dare forma
alle nuvole
Noi che stavamo fuori a giocare finché non faceva buio e poi
non si vedeva nulla ma si stava fuori uguale
Noi che se c’era la neve si stava alla finestra a guardarla
e poi, come smetteva, tutti fuori
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano
Noi che discutevamo di cosa avremmo fatto da grandi e di chi
avremmo voluto sposare
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo
andati a dormire tardissimo
Noi che d’inverno andavamo a dormire col pigiama di flanella
Noi che non c’erano Grandi Fratelli, Isole dei Famosi e
Fattorie
Noi che la mamma ci metteva toppe sui gomiti dei maglioni
quando erano lisi
Noi che il primo novembre era Tutti i Santi, mica Halloween
Noi che avevamo una sola maestra che insegnava tutto
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti i compagni di
classe
Noi che a Carnevale con cartoncino ed elastico si faceva una
maschera
Noi che buttavamo le patatine e ci tenevamo le sorprese
Noi che con 500 lire ci compravamo un panino con la
mortadella e una lattina di Fanta
Noi che facevamo gli scherzi telefonici dalle cabine
Noi che se facevamo gli stupidi in classe la maestra ci
bacchettava e poi le beccavamo doppie a casa
Noi che se qualcosa cadeva in terra lo raccoglievamo e lo
mangiavamo lo stesso
Noi che nostro padre aveva i deflettori sui finestrini
anteriori della macchina
Noi che se la strada aveva troppe curve, la macchina ci
faceva male
Noi che nei giorni importanti ci vestivamo con le calze
bianche, che le odiavamo perché erano strettissime e quando ce le toglievamo ci
lasciavano un segno mostruoso sul polpaccio
Noi che avevamo la penna con l’inchiostro cancellabile, o
quella con l’inchiostro di 4 colori diversi e ci sentivamo fighi
Noi che avevamo il mappamondo con la luce dentro
Noi che avevamo la calcolatrice nell’orologio al quarzo
Noi che giocavamo con i soldatini di plastica
Noi che disegnavamo con i pastelli a cera e i pennarelli
Carioca
Noi che la penitenza era dire, fare, baciare, lettera o
testamento
Noi che i pattini erano scomodi, pesantissimi, non avevano
quattro ruote in linea e si allungavano quando il piede cresceva
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata della
bici era più figo
Noi
che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa e rispondeva
sempre la madre
Noi
che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria
Noi
che giocavamo a Forza 4
Noi
che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini
Noi
che giocavamo a 'Merda' con le carte
Noi
che le cassette se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgere il
nastro con la bic
Noi
che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un
tedesco e un italiano
Noi
che ci emozionavamo per un bacio su una guancia
Noi
che si andava in cabina a telefonare
Noi
che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto
Noi
che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurio cromo, e più era
rosso più eri figo
Noi
che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli
Noi
che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il
terrore
Noi
che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di
interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso
Noi
che si suonava la pianola Bontempi
Noi
che le macchine avevano la targa nera…i numeri bianchi...e la sigla della
provincia in arancione
Noi
che giocavamo col Super Tele, che il tango costava 5 mila lire e... 'stai
sicuro che questo non vola...'
Noi
che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire e le Superga a 5000 lire
Noi
che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine
Noi
che abbiamo avuto tutti il bomber blu con l'interno arancione e i miniciccioli
nel taschino
Noi che ci
piaceva ancora lo Zecchino d’Oro
Noi che
mangiavamo il ghiacciolo della Puffetta al limone e di Grande Puffo alla
fragola
Noi che
odiavamo le rotelle sulla nostra prima bicicletta e volevamo subito imparare ad
impennare
Noi che a
scuola usavamo gli astucci che si aprivano a portafoglio e nei quali
regolarmente si rompeva l’elastico che teneva la gomma o il temperino
Noi che
”il pallone è mio e decido io!”
Noi che a
nascondino con “1 2 3 salva tutti” diventavi l’eroe del quartiere (per dieci
minuti)
Noi che
dopo pranzo ci obbligavano a fare il riposino
Noi che
facevamo a gara a chi faceva il pallone più grosso col Cristalball
Noi che
avevamo i Masters con He-man e Skeletor
Noi che
attaccavamo le gomme da masticare sotto il banco
Noi che
tornavamo a casa quando la mamma ti chiamava dalla finestra
Noi che
vendevamo i vecchi giornalini di Topolino sotto casa
Noi che
rubavamo la frutta dagli alberi
Noi che
giocavamo a calcio con le pigne
Noi che
indossavamo maglie che pizzicavano
Noi che
giocavamo a Nascondino a tutte le ore
Noi che
facevamo “Palla Avvelenata”
Noi che
giocavamo regolare a “Ruba Bandiera”
Noi che
mettevamo i cartoncini con le mollette sui raggi della bicicletta
Noi che
andavamo in due sulla bicicletta
Noi che
facevamo a gara a chi masticava più Big Bubble contemporaneamente
Noi che
non dovevamo far tardi ed era pronta la cena proprio al momento del calcio di
rigore
Noi che
giocavamo a pallone anche in casa, con la palla di spugna
Noi che
passavamo pomeriggi giocando a Risiko
Noi che ci
scambiavamo le figurine prima delle lezioni (e durante, e dopo)
Noi che
con 500 lire ci venivano 10 pacchetti di figurine
Noi che
avevamo la pista Polistil, e le femmine Cicciobello
Noi che
avevamo le macchine filoguidate, e le femmine la casa di Barbie di cartone con
l’ascensore
Noi che
nei prati al buio tra il frinire delle cicale scorgevamo ancora le lucciole (e
non sapevamo sarebbero state le ultime)
Noi che le
scarpe nuove restavano pulite un’ora
Noi che
non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo
Noi che i
messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno
Noi che
quando ritiravi le foto dal fotografo eravamo curiosi di vederle
Noi che
giocavamo al Commodore 64 o con il Game Boy
Noi che compravamo il Calippo Fizz alla Coca Cola e il Luke
Noi che siamo cresciuti senza Internet e gli SMS e ci si
chiamava ancora a casa per mettersi d'accordo per le uscite
Noi che a scuola la maestra ti faceva leggere I Ragazzi
Della Via Pàl, Piccole Donne e L'Isola Del Tesoro
Noi che amavamo il gusto di gelato al puffo
Noi che ci stiamo ancora chiedendo come facesse Puffetta a
soddisfare le voglie di tutti i puffi
Noi che la prima tuta è stata blu con bande bianche sulle
maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i
10 anni
Noi che abbiamo cantato con Cristina D'Avena
Noi che siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare
con le biglie, a saltare la corda, a giocare a nascondino, a un-due-tre-stella,
e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi
Noi che siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro
come Co.Co.Co. e quelli per cui non costa niente licenziarci
Noi che abbiamo visto cadere il muro di Berlino
Noi che abbiamo giocato ai videogiochi nei bar
Noi che siamo stati gli ultimi a usare dei gettoni del
telefono
Noi che ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca
dell'Arca Perduta
Noi che siamo la generazione delle sorprese del Mulino Bianco
Noi che siamo cresciuti con Holly e Benji, MacGyver,
l’Incredibile Hulk, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, I Barbapapà, I Cavalieri
Dello Zodiaco, L’Uomo Tigre, Mila e Shiro (e ci chiediamo ancora se alla fine
vanno insieme...)
Noi che i maschi giocavano con le Micro-Machine e Big Jim
Noi che vedevamo il proprio padre caricare il portapacchi
della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni
Noi che viaggiavamo in macchina senza cinture, senza
seggiolini speciali e senza air-bag
Noi che non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi
di medicinali con chiusure a prova di bambino
Noi che andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per
le ginocchia o i gomiti
Noi che avevamo le altalene di ferro con gli spigoli vivi
Noi che ci spalmavamo il Vinavil sulle mani per togliere la
pellicina
Noi che il banco di scuola era ricoperto di fòrmica verde,
col buco per il calamaio che non abbiamo mai avuto
Noi che abbiamo visto le lacrime di Pertini ai funerali di
Berlinguer
Noi che vedevamo l'uomo al supermercato che cercava di
scambiare due fustini di un detersivo qualsiasi con quello del Dash
Noi che usavamo la bic come cannuccia per la cerbottana
Noi che guardavamo Giochi senza frontiere
Noi che giocavamo a ping pong con racchette con la plastica
a puntini che regolarmente si scollava dal legno
Noi che ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e
nessuno si è mai infettato
Noi che non avevamo 99 canali alla TV
L’elenco potrebbe continuare all’infinito e noi siamo qui
ora a ricordare e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le
ricordiamo. Noi che siamo stati queste cose e i più giovani non sanno cosa si
sono persi. Questa è la nostra storia e forse gli anni Ottanta sono stati i
migliori della nostra vita.
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