domenica 22 novembre 2015

Noi, i Millennials

NOI, GENERAZIONE DEGLI ANNI OTTANTA

Noi, generazione in panchina, quella dei nati negli anni Ottanta (i sociologi ci definiscono Millennials), quelli che non hanno visto lo sbarco sulla Luna, quelli che non hanno vissuto gli Anni di Piombo, quelli che molti la memoria storica calcistica inizia con i Mondiali degli anni Novanta. Quelli che ci sentiamo ancora dire che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi, quelli sì che hanno avuto tutto, ma nessuno glielo dice. Siamo i figli di mezzo della storia, la prima generazione che economicamente sta peggio dei propri genitori. Nel frattempo qualcosa è cambiato, siamo cambiati noi ed è cambiato il mondo. Te ne accorgi quando al bar ordini un caffè d’orzo causa gastrite, quando i post sbronza durano tre giorni, quando a calcetto vuoi fare il fenomeno e vai in crisi respiratoria. Te ne accorgi quando, giocando ai videogiochi sei diventato una schiappa, quando le ragazzine ti danno del lei e quando ti accorgi che stai iniziando ad usare un po’ troppo spesso l’espressione “bei tempi”. Ti accorgi che le cose sono cambiate quando devi visionare almeno una decina di film porno per trovarne uno che ti ecciti, quando, comprando un paio di pantaloni ne preferisci uno comodo piuttosto che uno alla moda. Quando ti addormenti alla TV o quando passi le serate su Youtube a vedere video anni Novanta. Le cose sono cambiate quando preferisci fare la pipì da seduto, quando a Natale ricevi come regalo un maglione e lo apprezzi veramente, quando se stai ancora con i tuoi ti domandano come mai sei tornato così presto a casa. Quando incontri la tua ex ragazza per strada con un passeggino o quando al sabato sera al pub con gli amici parli sempre meno di donne e più di politica e di sociale. Siamo i figli di mezzo della storia, senza uno scopo né un posto, non abbiamo avuto la grande depressione ma la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con una televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo cresciuti diventando ricchi, divi del cinema, stelle della musica, ma non è così. Lo stiamo imparando e ne abbiamo i coglioni pieni. Noi, generazione cavia dell’Italia in crisi, che abbiamo fatto ingresso nel mondo del lavoro e dell’università quando delle riforme questi due mondi li hanno trasformati profondamente, a nostro svantaggio. Le generazioni più anziane, quelle per intenderci, dei Sessantottini e dei baby boomer, hanno permesso che le riforme colpissero i più giovani. Ci hanno fatto cedere spazio, facendoci, tolte le dovute eccezioni, contare sempre di meno in ambito politico, culturale ed economico. Noi, generazione che non ha ancora iniziato a vivere in un paese invecchiato, con il mercato immobiliare fermo al 1985 e i consumi alimentari fermi ai livelli del 1982. Stiamo tornando indietro, abbiamo innestato la retromarcia. Ci hanno fatto tramontare il futuro prima che il radioso sole rosso dell’avvenire sorgesse e noi non abbiamo ancora fatto nulla per riprendercelo, come se pensassimo che il futuro sia un imbroglio. Beninteso, non siamo tutti uguali. Non ci sono vecchi cattivi e giovani buoni. C’è che ha voglia di fare e chi non ne ha. C’è chi ha chiuso le speranze in un cassetto e chi continua a sperare. Purtroppo siamo cresciuti negli anni dell’edonismo reaganiano e siamo ancora fermi lì. Se siamo statisticamente condannati ad avere di meno rispetto a quelli che ci hanno preceduto, se non ci spostiamo, rischiamo di chiuderci nella memorialistica, il mondo continua ad andare avanti e dovremmo iniziare a prenderci noi il ruolo guida, prima che la nave affondi, per vedere almeno una volta la terra dall’albero maestro. 

CARRELLATA DI RICORDI SPARSI (IN FIN DEI CONTI, CHE BELLI QUEGLI ANNI, MA SENZA LA MITOPOIESI DI CIO’ CHE E’ STATO)
Noi che suonavamo i campanelli e poi scappavamo
Noi che nelle foto facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti
Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e gli zaini non avevano spallacci imbottiti o rotelle
Noi che, quando a scuola c’era l’ora di ginnastica, partivamo da casa in tuta
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google
Noi che andavamo a casa degli amici a fare i compiti, ma i compiti non li facevamo mai
Noi che avevamo il libro delle vacanze, ma i compiti d’estate non li facevamo mai
Noi che tornavamo a casa con i pantaloni regolarmente sporchi d’erba
Noi che ci si sdraiava sul prato e si cercava di dare forma alle nuvole
Noi che stavamo fuori a giocare finché non faceva buio e poi non si vedeva nulla ma si stava fuori uguale
Noi che se c’era la neve si stava alla finestra a guardarla e poi, come smetteva, tutti fuori
Noi che le palline di Natale erano di vetro e si rompevano
Noi che discutevamo di cosa avremmo fatto da grandi e di chi avremmo voluto sposare
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo
Noi che d’inverno andavamo a dormire col pigiama di flanella
Noi che non c’erano Grandi Fratelli, Isole dei Famosi e Fattorie
Noi che la mamma ci metteva toppe sui gomiti dei maglioni quando erano lisi
Noi che il primo novembre era Tutti i Santi, mica Halloween
Noi che avevamo una sola maestra che insegnava tutto
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti i compagni di classe
Noi che a Carnevale con cartoncino ed elastico si faceva una maschera
Noi che buttavamo le patatine e ci tenevamo le sorprese
Noi che con 500 lire ci compravamo un panino con la mortadella e una lattina di Fanta
Noi che facevamo gli scherzi telefonici dalle cabine
Noi che se facevamo gli stupidi in classe la maestra ci bacchettava e poi le beccavamo doppie a casa
Noi che se qualcosa cadeva in terra lo raccoglievamo e lo mangiavamo lo stesso
Noi che nostro padre aveva i deflettori sui finestrini anteriori della macchina
Noi che se la strada aveva troppe curve, la macchina ci faceva male
Noi che nei giorni importanti ci vestivamo con le calze bianche, che le odiavamo perché erano strettissime e quando ce le toglievamo ci lasciavano un segno mostruoso sul polpaccio
Noi che avevamo la penna con l’inchiostro cancellabile, o quella con l’inchiostro di 4 colori diversi e ci sentivamo fighi
Noi che avevamo il mappamondo con la luce dentro
Noi che avevamo la calcolatrice nell’orologio al quarzo
Noi che giocavamo con i soldatini di plastica
Noi che disegnavamo con i pastelli a cera e i pennarelli Carioca
Noi che la penitenza era dire, fare, baciare, lettera o testamento
Noi che i pattini erano scomodi, pesantissimi, non avevano quattro ruote in linea e si allungavano quando il piede cresceva
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata della bici era più figo
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa e rispondeva sempre la madre
Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria
Noi che giocavamo a Forza 4
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini
Noi che giocavamo a 'Merda' con le carte
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic
Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o un francese, un tedesco e un italiano 
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia
Noi che si andava in cabina a telefonare
Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurio cromo, e più era rosso più eri figo
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso 
Noi che si suonava la pianola Bontempi
Noi che le macchine avevano la targa nera…i numeri bianchi...e la sigla della provincia in arancione
Noi che giocavamo col Super Tele, che il tango costava 5 mila lire e... 'stai sicuro che questo non vola...' 
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire e le Superga a 5000 lire
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino 
Noi che ci piaceva ancora lo Zecchino d’Oro
Noi che mangiavamo il ghiacciolo della Puffetta al limone e di Grande Puffo alla fragola
Noi che odiavamo le rotelle sulla nostra prima bicicletta e volevamo subito imparare ad impennare
Noi che a scuola usavamo gli astucci che si aprivano a portafoglio e nei quali regolarmente si rompeva l’elastico che teneva la gomma o il temperino
Noi che ”il pallone è mio e decido io!”
Noi che a nascondino con “1 2 3 salva tutti” diventavi l’eroe del quartiere (per dieci minuti)
Noi che dopo pranzo ci obbligavano a fare il riposino
Noi che facevamo a gara a chi faceva il pallone più grosso col Cristalball
Noi che avevamo i Masters con He-man e Skeletor
Noi che attaccavamo le gomme da masticare sotto il banco
Noi che tornavamo a casa quando la mamma ti chiamava dalla finestra
Noi che vendevamo i vecchi giornalini di Topolino sotto casa
Noi che rubavamo la frutta dagli alberi
Noi che giocavamo a calcio con le pigne
Noi che indossavamo maglie che pizzicavano
Noi che giocavamo a Nascondino a tutte le ore
Noi che facevamo “Palla Avvelenata”
Noi che giocavamo regolare a “Ruba Bandiera”
Noi che mettevamo i cartoncini con le mollette sui raggi della bicicletta
Noi che andavamo in due sulla bicicletta
Noi che facevamo a gara a chi masticava più Big Bubble contemporaneamente
Noi che non dovevamo far tardi ed era pronta la cena proprio al momento del calcio di rigore
Noi che giocavamo a pallone anche in casa, con la palla di spugna
Noi che passavamo pomeriggi giocando a Risiko
Noi che ci scambiavamo le figurine prima delle lezioni (e durante, e dopo)
Noi che con 500 lire ci venivano 10 pacchetti di figurine
Noi che avevamo la pista Polistil, e le femmine Cicciobello
Noi che avevamo le macchine filoguidate, e le femmine la casa di Barbie di cartone con l’ascensore
Noi che nei prati al buio tra il frinire delle cicale scorgevamo ancora le lucciole (e non sapevamo sarebbero state le ultime)
Noi che le scarpe nuove restavano pulite un’ora
Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno
Noi che quando ritiravi le foto dal fotografo eravamo curiosi di vederle
Noi che giocavamo al Commodore 64 o con il Game Boy
Noi che compravamo il Calippo Fizz alla Coca Cola e il Luke
Noi che siamo cresciuti senza Internet e gli SMS e ci si chiamava ancora a casa per mettersi d'accordo per le uscite
Noi che a scuola la maestra ti faceva leggere I Ragazzi Della Via Pàl, Piccole Donne e L'Isola Del Tesoro
Noi che amavamo il gusto di gelato al puffo
Noi che ci stiamo ancora chiedendo come facesse Puffetta a soddisfare le voglie di tutti i puffi
Noi che la prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni
Noi che abbiamo cantato con Cristina D'Avena
Noi che siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a nascondino, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi
Noi che siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non costa niente licenziarci
Noi che abbiamo visto cadere il muro di Berlino
Noi che abbiamo giocato ai videogiochi nei bar
Noi che siamo stati gli ultimi a usare dei gettoni del telefono
Noi che ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta
Noi che siamo la generazione delle sorprese del Mulino Bianco
Noi che siamo cresciuti con Holly e Benji, MacGyver, l’Incredibile Hulk, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, I Barbapapà, I Cavalieri Dello Zodiaco, L’Uomo Tigre, Mila e Shiro (e ci chiediamo ancora se alla fine vanno insieme...)
Noi che i maschi giocavano con le Micro-Machine e Big Jim
Noi che vedevamo il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni
Noi che viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag
Noi che non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino
Noi che andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti
Noi che avevamo le altalene di ferro con gli spigoli vivi
Noi che ci spalmavamo il Vinavil sulle mani per togliere la pellicina
Noi che il banco di scuola era ricoperto di fòrmica verde, col buco per il calamaio che non abbiamo mai avuto
Noi che abbiamo visto le lacrime di Pertini ai funerali di Berlinguer
Noi che vedevamo l'uomo al supermercato che cercava di scambiare due fustini di un detersivo qualsiasi con quello del Dash
Noi che usavamo la bic come cannuccia per la cerbottana
Noi che guardavamo Giochi senza frontiere
Noi che giocavamo a ping pong con racchette con la plastica a puntini che regolarmente si scollava dal legno
Noi che ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato
Noi che non avevamo 99 canali alla TV
L’elenco potrebbe continuare all’infinito e noi siamo qui ora a ricordare e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo. Noi che siamo stati queste cose e i più giovani non sanno cosa si sono persi. Questa è la nostra storia e forse gli anni Ottanta sono stati i migliori della nostra vita.

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